
VENDITA DELLA PARAFARMACIA COMUNALE
Per dare un giudizio su questa decisione credo sia necessario ripercorrere alcune tappe e dare spazio ai numeri che descrivono perfettamente la situazione. Numeri ovviamente tutti tratti dai bilanci dell’Azienda Farmaceutica Municipalizzata.
Partiamo dal 2007 quando l’A.F.M. decise di aprire la parafarmacia con sensibili investimenti ( così si legge proprio nel bilancio 2007) sia per gli arredi, sia per i lavori di ristrutturazione dei locali per un importo totale di 119.772 euro.
A questo proposito ricordo che per la ricerca dei locali era stato visionato un solo negozio che, come ho detto prima, necessitava di sensibili investimenti per i lavori di ristrutturazione. Per la sede della parafarmacia l’affitto annuo risulta di 26.839 euro mentre per tre farmacie ( n°1-n°2-n°3) le spese di locazione annue totali ammontano a 43.322 euro.
Nonostante questi notevoli investimenti e costi, l’A.F.M. riteneva questi locali idonei senza fare delle considerazioni a mio avviso fondamentali per effettuare una scelta così importante.
Come ebbi già tempo fa avuto modo di dire proprio in quest’aula, non ho trovato traccia nè nella risposta ad una mia interrogazione al riguardo, nè nei bilanci, di quelle che sono valutazioni fondamentali, nel campo farmaceutico come in ogni altro settore, ovvero le valutazioni sulla concorrenza. Infatti nel raggio di circa 300 metri dalla parafarmacia si trovano 7 delle 11 farmacie private che vendono sia il farmaco sia il parafarmaco. Ricordo che queste ultime sono farmacie storiche, con una clientela fidelizzata e con un’ altissima professionalità. Quindi la scelta dei locali a mio avviso è stata quantomeno incompleta e non ha, nei fatti, favorito l’attività.
Infatti il fatturato nel 2007 fu di 60.022 euro , ma la cifra a fronte di costi fissi che si avvicinavano ai 40.000 euro doveva mettere già in allarme e far pensare che certe scelte complessive non fossero così convenienti.
Ma, nonostante questi segnali, si prevedeva per il 2008 un introito dalla parafarmacia di 300.000 euro, senza far menzione che, per ottenere, tale risultato, sarebbe stato necessario che si realizzassero ulteriori liberalizzazioni. Gli incassi previsti avrebbero dovuto, secondo il Consiglio di Amministrazione, consentire un adeguato ritorno economico.
Invece nel 2008 la parafarmacia presentava un fatturato di soli 269.078 euro ed otteneva un risultato negativo di 45.174 euro. Diventava lampante quindi che la parafarmacia, non avendo prodotto un fatturato tale da coprire i costi fissi necessari per il funzionamento (affitto locali, spese personale, ammortamento dei cespiti), doveva essere ceduta e da questa operazione si riteneva di ottenere una sopravvenienza attiva di 80.000 euro.
Nel 2009 i dati non facevano che confermare il fallimento dell’operazione, infatti il fatturato calava a 230.559 euro con una perdita di profitto da vendita di circa 58.000 euro nonostante il personale fosse razionalizzato. Meglio forse si sarebbe dovuto dire ridotto. Inoltre la sopravvenienza attiva si riduceva a 60.000 euro.
Credo dunque, alla luce di questi dati, che di questa parafarmacia si possa dire di tutto, tranne che, come qualcuno diceva, si tratti di un vero gioiello.
Vorrei fare un’ultima considerazione importantissima per i cittadini vercellesi, relativa al fatto che“ la parafarmacia ( secondo il C.d.A ) era stata aperta nell’ipotesi di una ulteriore liberalizazione che avrebbe dovuto prevedere l’autorizzazione della vendita dei medicinali di fascia C o la modifica del numero delle farmacie”
Questa giustificazione appare nei bilanci solo quando questi si tingono di rosso.
In assenza di certezze, simili operazioni sarebbe stato meglio lasciarle ai privati, che rischiano il loro capitale e che allontanano il management che ha intrapreso le operazioni fallimentari. Qui purtroppo a pagare sono solo i cittadini vercellesi e mi auguro che in futuro operazioni del genere non si ripetano più.
Alla luce di questi dati, ritengo che la vendita sia l’unica soluzione per uscire da questa situazione fallimentare. Credo però che, come la maggioranza ha avallato la sua apertura, ora ne debba decretare la cessione, assumendosene in toto il peso morale del fallimento di fronte ai cittadini di Vercelli.
Adriana SALA BREDDO
Consiglio comunale del 9 giugno 2010
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