
Vercelli, 4 ottobre 2010
Nella giornata dedicata al Santo Patrono dell'Italia credo che le parole del comunicato finale del Consiglio Permanente della CEI, che si è tenuto a Roma lo scorso 27-30 settembre, debbano farci riflettere profondamente, vista l'odierna situazione della politica italiana. Ne riporto solo alcuni stralci che ritengo significativi:
Ampia attenzione è stata dedicata alla situazione sociale e politica del Paese, motivo di “angustia”, di “grande sconcerto” e di “acuta pena per discordie personali che, divenendo presto pubbliche, sono andate assumendo il contorno di conflitti apparentemente insanabili”, nonché per “polemiche inconcludenti”, che hanno sostituito la “necessaria dialettica”. È condivisa la coscienza dell’importanza della presenza nell’arena politica di cattolici formati e appassionati a questa esigente forma di carità, uniti attorno a quei valori che costituiscono il fondamento irrinunciabile della socialità.
Assai significativo sarà in questo campo il contributo della 46ª Settimana Sociale dei cattolici italiani (Reggio Calabria, 14-17 ottobre 2010), finalizzata a tratteggiare “un’agenda di speranza per il futuro del Paese”. Il cammino verso questo appuntamento, durato due anni, ha favorito la diffusione capillare e l’approfondimento della dottrina sociale della Chiesa, elemento essenziale della missione ecclesiale, nonché terreno di incontro e di dialogo con chi muove da altre visioni ideologiche e culturali. Ci sono perciò le basi perché il bene comune diventi “la bandiera che nel cuore si serve, la divisa che consente di identificare là dove sono i cattolici e non solo loro”. Il contributo dei cattolici si esprime anche nel richiamo al federalismo solidale, che esige “condizioni morali e culturali indispensabili”, oltre che alla disponibilità ad assumere un maggiore carico di responsabilità a livello locale; nel richiedere una riforma fiscale ispirata criteri a equità, “a vantaggio del soggetto che per tutti – aziende, sindacato, scuole… – è decisivo, cioè la famiglia”; nell’aver a cuore soprattutto “il destino dei giovani”, convinti che “non si procede ignorando le loro legittime aspettative”.
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