
Riporto di seguito un'interessante reportage pubblicato da "LA STAMPA" sui problemi che potranno avere gli studenti fuori sede qualora fossero ridotte le borse di studio o ci fosse un taglio dei posti presso le residenze universitarie. Ricordo che due (Residenza dal Pozzo e Residenza Quintino Sella) delle 24 residenze universitarie del Piemonte si trovano a Vercelli. Ciò che potrebbe accadere a Torino si potrebbe verificare anche nella nostra città, che ha già recentemente pagato un pesante contributo con la perdita della Seconda Facoltà di Ingegneria.
GLI STUDENTI IN PIAZZA: "Senza borse di studio non abbiamo futuro"
I GIOVANI FUORI SEDE: "Costretti a lasciare Torino"
È arrivata ieri sera la risposta più forte alla scure dei tagli all’Edisu, l’ente per il diritto allo studio universitario, annunciati dal bilancio di previsione della Regione e dal ministero. Una sforbiciata incrociata che ammonta a venti milioni di euro per il 2011, su un bilancio complessivo di 65.
Tagli ad una struttura modello di efficienza, secondo le statistiche del ministero, e che finora ha saputo rispondere al 100% delle richieste di borse di studio. E proprio i borsisti, in centinaia, si sono opposti ieri alla prospettiva del calo dei fondi con un corteo che dalle 19,30 ha sfilato sotto la Rai, in via Po e in piazza Castello, sotto la sede della Regione.
Prima della manifestazione gli studenti, titolari di borse di studio e ragazzi alloggiati nelle residenze universitarie, avevano protestato contro i tagli nel cortile della residenza Edisu di via Verdi 15, una delle sedi la cui sopravvivenza è a rischio, come le altre 23 in Piemonte. «La drastica riduzione delle risorse - ha detto Andrea Aimar, rappresentante degli studenti nel Cda dell’Edisu - è una scelta che vuole creare una università pubblica per ricchi, e una privata ancor più esclusiva, nelle quali sia negato l’accesso a chi non può permettersi di pagare le rate». Tra gli studenti nessuno crede più al dogma della carenza generale di risorse per motivare la riduzione di fondi: «La notizia dei 5 milioni di euro in più promessi da Cota per i buoni scuola per le scuole private parla chiaro».
Nel cortile gremito di via Verdi sono tanti i giovani fuori sede, i disabili, i giovani provenienti dall’estero. È soprattutto contro di loro che si abbattono i provvedimenti annunciati dalla giunta regionale. Francesco Patrone viene da san Giovanni Rotondo e ha due fratelli che studiano all’Università: «Mi danno una borsa di 2.100 euro, ma se confermano i tagli l’anno prossimo potrebbe non esserci e io mi trasferirei più vicino a casa». Pamela Meropiali, sarda, dopo cinque anni di università e una laurea quasi in tasca dice: «Ho scelto Torino anche perché garantiva servizi come borse di studio e posti nelle residenze. Vista la situazione non mi fermerò qui: andrò all’estero, magari in Danimarca, dove ho fatto l’anno di Erasmus e le agevolazioni garantite agli studenti sono molto più consistenti». Immatricolazioni amare, invece, per Matteo Mighetto e Melissa Gallardo. Lui si sfoga così: «Se non erogano borse smetterò di studiare e andrò a cercare lavoro. Mio papà fa il muratore e mia mamma lavora part-time in autogrill: capite che non ce la potrebbero fare a pagarmi gli studi». Per lei, messicana, il soggiorno a Torino «potrebbe finire molto presto».
All’assessore al Bilancio della Regione, Giovanna Quaglia, che aveva invitato a «non creare allarmismi prematuri, su un bilancio ancora da discutere», ha risposto Simone Baglivo dell’Udu, sinistra Polito: «L’emergenza è adesso. Molti dei ragazzi che sono scesi in strada oggi potrebbero non ricevere più un euro già a giugno».
Oggi a mezzogiorno una delegazione degli studenti e dei loro rappresentanti all’Edisu sarà ricevuta dal Consiglio regionale per un confronto diretto sulla riduzione dei fondi. Ma nessuno, nel cortile di via Verdi, si è illuso: non sarà questo timido spiraglio di dialogo ad attutire il colpo d’accetta che ministero e Regione sono pronti a sferrare sui bilanci dell’Edisu.
Torino, 19 ottobre 2010
di ANDREA CIATTAGLIA
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