
In un Paese demoralizzato e con un clima politico incattivito,l’evento di Todi è stato un piccolo segno di speranza. Mai si erano visti insieme nell’ultimo decennio tutte le grandi realtà associative cattoliche, i principali movimenti ecclesiali , le organizzazioni del lavoro e dell’impresa che si richiamano alla dottrina sociale, esponenti del mondo bancario, della cultura e dell’Universita’. Quasi a significare ,anche plasticamente, la realtà di un cattolicesimo popolare ancora ben radicato nelle nostre comunità locali e desideroso di contribuire all’unità del Paese: “coraggio,fratelli d’Italia” ha efficacemente sintetizzato Andrea Riccardi. Anche il confronto che si è sviluppato prima e dopo Todi, ha cercato di prendere di petto quell’insopportabile distanza che c’è oggi tra cittadini e politica e che trova la sua più acuta espressione nella mancanza di credibilità e di fiducia in chi guida il governo.
Todi ha lasciato il segno. Sia generando ricorrenti paure di una presupposta invadenza della chiesa e dei credenti nell’agone politico; sia alimentando attese e speranze in chi, invece, sollecita una maggiore presa di responsabilità dei cattolici nella vita pubblica del Paese. Si è detto, a Todi , i cattolici sono usciti dal silenzio: forse l’espressione può apparire ai tanti che in questi anni si sono impegnati in politica e nelle istituzioni un po’ aspra e ingenerosa. Ma si può altresì leggerla come la prima risposta dei movimenti laicali al ripetuto invito di Benedetto XVI affinchè emerga una nuova generazione di laici cristiani impegnati in politica. Che non significa nuovismo a tutti i costi , né tantomeno voglia di rottamare l’esistente, bensì l’urgenza di un rinnovato investimento nella responsabilità politica, sicuramente considerata – negli ultimi 15 anni- come meno rilevante rispetto all’impegno nel sociale. Né si può dimenticare che il primo partito tra i cattolici praticanti è il partito del non voto e dell’astensione. Questa lontananza è sicuramente il frutto di un disagio e della mancanza di un’offerta politica adeguata, ma anche di un depotenziamento della responsabilità politica che ha attraversato la comunità dei credenti. L’avvento del bipolarismo ha provocato l’insorgere della paura di importare anche dentro la vita delle comunità le divisioni tipiche della politica; così , in molti casi, si sono tenute lontane le persone che operavano nelle istituzioni, impoverendo sia le comunità cristiane, sia coloro che autonomamente aveva assunto delle responsabilità politiche. In tal senso mi sarei atteso un esito dell’incontro di Todi un po’ più incisivo; sarebbe stato forse utile giungere ad una sorta di manifesto nel quale si indicasse una rotta e si chiarisse il senso del contributo che i cattolici vogliono dare per far tornare a crescere il Paese, per mobilitare le energie delle generazioni più giovani , per incoraggiare e sostenere le famiglie, per restituire ai cittadini la possibilità di scegliere effettivamente i propri rappresentanti.
C’è infine un ultima questione: il card. Bagnasco è tornato con forza sul tema dei valori non negoziabili. Ma ,negli stessi giorni di Todi, alcuni intellettuali post comunisti - Barcellona, Tronti, Sorbi e Vacca- hanno affrontato questo tema considerato del tutto ostico per gran parte della cultura laica. E hanno scritto che tale “ concetto non discrimina tra credenti e non credenti e richiama alla responsabilità della coerenza tra i comportamenti e i principi ideali che li ispirano.” Insomma dicono , in particolare rivolgendosi al Partito Democratico, che questi criteri che” debbono ispirare l’agire personale e collettivo, non negano l’autonomia della mediazione politica.” Qualcuno ha subito bollato questa lettera con una battuta sarcastica:” dopo gli atei devoti di destra, ecco ora quelli di sinistra”; una battuta tipica di un laicismo presuntuoso che non vuole in alcun modo interrogarsi e dialogare con l’insegnamento di Benedetto XVI sul relativismo etico. Al contrario , proprio nei giorni scorsi, si è tenuto un singolare confronto tra il segretario del Pd, Bersani e mons.Rino Fisichella, che ha mostrato, insieme alle diversità di approccio sul tema della laicità, un interesse vero a dialogare su questioni dirimenti rispetto al nostro futuro. Scrivono ancora Barcellona e gli altri che non si può non vedere come lotta contro la deriva del “relativismo etico” , costituisca “l’assillo fondamentale della politica democratica, comunque se ne declinino i principi, da credenti o da non credenti”. Per concludere, che sarebbe necessario che il Pd promuova “ un confronto pubblico con la Chiesa cattolica e con le altre confessioni religiose, oltreché sui “temi eticamente sensibili” su quelli che attengono in modo più stringente ai rischi attuali della nazione italiana: la tenuta della sua unità, la “sostanza etica” del regime democratico.”
On. Luigi BOBBA
Todi ha lasciato il segno. Sia generando ricorrenti paure di una presupposta invadenza della chiesa e dei credenti nell’agone politico; sia alimentando attese e speranze in chi, invece, sollecita una maggiore presa di responsabilità dei cattolici nella vita pubblica del Paese. Si è detto, a Todi , i cattolici sono usciti dal silenzio: forse l’espressione può apparire ai tanti che in questi anni si sono impegnati in politica e nelle istituzioni un po’ aspra e ingenerosa. Ma si può altresì leggerla come la prima risposta dei movimenti laicali al ripetuto invito di Benedetto XVI affinchè emerga una nuova generazione di laici cristiani impegnati in politica. Che non significa nuovismo a tutti i costi , né tantomeno voglia di rottamare l’esistente, bensì l’urgenza di un rinnovato investimento nella responsabilità politica, sicuramente considerata – negli ultimi 15 anni- come meno rilevante rispetto all’impegno nel sociale. Né si può dimenticare che il primo partito tra i cattolici praticanti è il partito del non voto e dell’astensione. Questa lontananza è sicuramente il frutto di un disagio e della mancanza di un’offerta politica adeguata, ma anche di un depotenziamento della responsabilità politica che ha attraversato la comunità dei credenti. L’avvento del bipolarismo ha provocato l’insorgere della paura di importare anche dentro la vita delle comunità le divisioni tipiche della politica; così , in molti casi, si sono tenute lontane le persone che operavano nelle istituzioni, impoverendo sia le comunità cristiane, sia coloro che autonomamente aveva assunto delle responsabilità politiche. In tal senso mi sarei atteso un esito dell’incontro di Todi un po’ più incisivo; sarebbe stato forse utile giungere ad una sorta di manifesto nel quale si indicasse una rotta e si chiarisse il senso del contributo che i cattolici vogliono dare per far tornare a crescere il Paese, per mobilitare le energie delle generazioni più giovani , per incoraggiare e sostenere le famiglie, per restituire ai cittadini la possibilità di scegliere effettivamente i propri rappresentanti.
C’è infine un ultima questione: il card. Bagnasco è tornato con forza sul tema dei valori non negoziabili. Ma ,negli stessi giorni di Todi, alcuni intellettuali post comunisti - Barcellona, Tronti, Sorbi e Vacca- hanno affrontato questo tema considerato del tutto ostico per gran parte della cultura laica. E hanno scritto che tale “ concetto non discrimina tra credenti e non credenti e richiama alla responsabilità della coerenza tra i comportamenti e i principi ideali che li ispirano.” Insomma dicono , in particolare rivolgendosi al Partito Democratico, che questi criteri che” debbono ispirare l’agire personale e collettivo, non negano l’autonomia della mediazione politica.” Qualcuno ha subito bollato questa lettera con una battuta sarcastica:” dopo gli atei devoti di destra, ecco ora quelli di sinistra”; una battuta tipica di un laicismo presuntuoso che non vuole in alcun modo interrogarsi e dialogare con l’insegnamento di Benedetto XVI sul relativismo etico. Al contrario , proprio nei giorni scorsi, si è tenuto un singolare confronto tra il segretario del Pd, Bersani e mons.Rino Fisichella, che ha mostrato, insieme alle diversità di approccio sul tema della laicità, un interesse vero a dialogare su questioni dirimenti rispetto al nostro futuro. Scrivono ancora Barcellona e gli altri che non si può non vedere come lotta contro la deriva del “relativismo etico” , costituisca “l’assillo fondamentale della politica democratica, comunque se ne declinino i principi, da credenti o da non credenti”. Per concludere, che sarebbe necessario che il Pd promuova “ un confronto pubblico con la Chiesa cattolica e con le altre confessioni religiose, oltreché sui “temi eticamente sensibili” su quelli che attengono in modo più stringente ai rischi attuali della nazione italiana: la tenuta della sua unità, la “sostanza etica” del regime democratico.”
On. Luigi BOBBA
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